Il Monte Caro

VALPOLICELLA, Mezzane di Sotto, Verona

Dove la roccia diventa vino.

Il Monte Caro

Nel 1986 Enzo Marcolini si imbatte in un monte a Mezzane di Sotto che nessuno vuole. Lo chiamano "la sassaia" per via del calcare durissimo che lo ricopre. Insieme a Carla, sua moglie, decide di scommetterci: costruiscono un pozzo artesiano, piantano vigne e ulivi, tirano su una casa rurale. Nasce così Il Monte Caro, uno di quei posti vibranti a cui è impossibile rimanere indifferenti.

Sette ettari tra i 150 e i 300 metri di quota, dove vigna, bosco, uliveti, alberi da frutto ed erbe spontanee convivono in un ecosistema ricco di biodiversità. Il terreno racconta storie vulcaniche: calcare bianco compatto, selci, una lingua di roccia basaltica portata da un'antica colata lavica, e persino un triangolo di Rosso Ammonitico Veronese. Questa complessità regala ai vini finezza minerale e freschezza, mentre la costante brezza garantisce equilibrio.

Nel 2014 arrivano i figli: Emanuela, che aveva seguito le orme paterne dedicandosi alla fotografia, e Giorgio, ingegnere per le rinnovabili con vocazione enologica e sommelier, e insieme iniziano a vinificare in proprio, portando avanti la filosofia paterna con ancora più attenzione alla microbiologia del suolo. Usano fermentati e decotti di erbe autoprodotti, lavorano ogni parcella separatamente perché, se pur vicine, sono profondamente diverse.

In vigna crescono Corvina, Corvinone e Rondinella allevati a pergola veronese, trentina e qualche filare a guyot. In cantina l'approccio è minimale: lieviti indigeni, fermentazioni spontanee, affinamento in acciaio e nessuna fretta. Oggi producono circa 25.000 bottiglie con cinque etichette – tra cui Il Biondo, Carosè, Valpolicella, Valpolicella Superiore, Amarone e un Metodo Classico – più un olio extravergine multivarietale.

Vini che parlano di un monte aspro trasformato in giardino, di una famiglia che ha creduto in una terra che nessuno voleva, di roccia che si fa finezza nel bicchiere.