VAL CHERO, Carpaneto P.no, Piacenza
Bollicine golose e rossi da merenda per gli assetati compulsivi.
Montesissa Emilio
Orange is the old white. Può sembrare una frase anacronistica, ma su queste colline dove si coltivava la vite fin dai tempi dei romani e dove le invasioni napoleoniche hanno reso tipiche le uve Syrah e Marsanne, si tratta di pura realtà. I vini frizzanti rifermentano spontaneamente, i bianchi sono macerati perché il vino bianco si produce così da sempre ed Emilio, padre di Elisabetta, ribadisce in ogni suo racconto che il suo posto è nei campi, non in cantina. 10 ettari tra bosco, seminativi e vigne su un terreno che una volta era mare spiaggiato e oggi è una giacitura marina del Pliocene, ricca di fossili e povera di azoto. La bassa quantità di azoto, che è il principale alimento dei lieviti, con l’arrivo dei primi freddi rallenta la loro attività e le fermentazioni si interrompono senza lo svolgimento completo degli zuccheri. Il vino resta fermo per tutto l’inverno, poi a Pasqua si imbottiglia, rigorosamente a luna calante così da permettere alla fermentazione di essere più lenta. Il caldo successivo fa completare la fermentazione in bottiglia. Si crea così un vino spontaneamente frizzante.
I colli piacentini sono anche terra di uva rossa: Barbera e Bonarda principalmente. Ma c’è chi giura di non aver mai bevuto un Syrah così godereccio come il Rio Fratta; noi sappiamo solo essere altamente pericoloso, data la velocità con cui termina la bottiglia.
Elisabetta ama profondamente la sua terra e ha deciso di essere vignaiola di terza generazione.
“I miei sono vini gastronomici, da pasto, dove la bevibilità è la caratteristica principale.
Devono essere facili da bere”, a conferma che semplicità non è sinonimo di banalizzazione, bensì di essenzialità e piacere senza troppi sforzi mentali.