BAGGIO, Pistoia

Perseveranza, tecnica e amore per un territorio troppo spesso bistrattato.

Val di Buri

Il settore vivaistico della città di Pistoia ha impattato non solo a livello ambientale, ma anche a livello economico e culturale, su quella che è una delle poche province toscane dove la viticoltura ha un ruolo quasi inesistente. In realtà, questa era una zona altamente vocata e densamente vitata, specie sui primi rilievi: se si cammina, infatti, per i boschi del Montalbano si può incappare in vecchi vigneti e terrazzamenti secolari.

Marina e Giacomo, grandi appassionati di Trebbiano, quando cominciano a esplorare il territorio alla ricerca di qualche filare per produrre il proprio vino per casa e per gli amici, finiscono per scoprire un paesaggio inaspettato fatto di colline che sono quasi montagne e di vigne antiche in totale stato di abbandono. E se il primo amore è stato il Trebbiano, colpo di fulmine è scattato per il Canaiolo. Val di Buri nasce nel 2018 a Val di Bure, a 600 metri di altezza. Un progetto di vita e di vino il cui fine è, in realtà, il recupero e la tutela di vigneti nati tra il 1920 e il 1940; addirittura, la vigna più vecchia che si trova sul Montalbano è un raro caso di alberello che pare fosse metodo di coltivazione tradizionale di questi luoghi, poi espiantato per la sua poca produttività.

“L’Appennino e la Montagna Pistoiese: il cielo, il vento, le acque, i boschi. Da una terra umile e periferica, il Vino Naturale”. Così Marina e Giacomo comunicano il loro disegno e il loro desiderio più grande: incontrare altri folli come loro con cui confrontarsi e condividere una visione che potrebbe sfociare nella creazione di un distretto di viticoltura sostenibile.